Genova, 18 aprile 1997
Giulio Mantovani e' carabiniere da meno di un anno, nato a Milano e di stanza a Camogli, e' un ventisettenne di buona famiglia, ama ascoltare i Beatles, leggere libri di fantascienza e giocare a calcetto.
Il 18 aprile ha il turno notturno, per la prima volta nella sua breve carriera e' in auto a fare pattugliamento da solo, visto che il suo collega ha dovuto prendere qualche ora di permesso per motivi di salute della madre.
Giulio non e' particolarmente preoccupato di questo, e' entrato nell'ottica del carabiniere, o almeno questo e' quel che a lui piace pensare. Dall'alto dei suoi ventisette anni quella notte il nostro caro agente si sente ufficialmente il signorotto di Corso Italia, come un personaggio di in un film di Fernando Di Leo.
Intorno alle 5 del mattino, durante la visione delle prime luci dell'alba, riceve dal commissariato una chiamata: omicidio in un'appartamento vicino al porto.
Dopo aver inserito l'indirizzo nel gps, Giulio accende le sirene e sfreccia tra le strade deserte di Genova a bordo della sua Alfa.
E' quasi il primo a giungere nel luogo del delitto, la palazzina e' strutturata sul lungo ed e' alta due piani, per entrare negli appartamenti (che a occhio sono 4 o 5) bisogna passare per un cortile interno. Un suo collega e' gia' davanti alla porta dell'abitazione in cui e' avvenuto l'atto, il corpo e' disteso a faccia in giu', con un foro di proiettile sulla nuca, il colpo e' passato da parte a parte e si e' fermato nel muro di fronte alla porta d'entrata.
Quasi sicuramente l'omicida ha anticipato l'uomo sparandogli prima che uscisse dalla porta di casa sua.
Il killer ha lasciato l'uscio del malcapitato aperto prima di scappare e un vicino ha scoperto passando davanti all'appartamento andando al lavoro.
Nel giro di qualche minuto arrivano altre pattuglie e un'ambulanza, secondo i medici venuti sul posto il malcapitato e' morto da poco piu' di un'ora.
Dopo una prima ispezione della casa non e' stato trovato niente di sospetto, l'uomo probabilmente era uno matematico guardando la mole di libri sulla sua libreria.
Giulio non e' rimasto molto colpito dalla situazione, non e' la prima volta che ha visto una persona morta, visto che aveva gia' lavorato su due omicidi e purtroppo lavorando spesso a Genova, di cadaveri se ne vedono abbastanza spesso.
Qualche giorno dopo questo fatto il nostro ventisettenne, mentre stava bevendo un caffe' preso dal distributore automatico nella sua caserma, sente parlare due superiori di quell'omicidio avvenuto di sabato, in cui e' stato trovato un foglietto con scritto "; - )" dentro una tasca della giacca, esattamente come in un altro caso la stessa notte.
La sicurezza che provava l'agente fino ad allora e' svanita nell'istante in cui ha pensato alla cosa piu' probabile: un serial killer.
Uno smile incompreso
mercoledì 2 dicembre 2015
mercoledì 25 novembre 2015
Capitolo 1 - Il non effettivo inizio
Genova, 18 aprile 1997
Rosa e' una casalinga, abita in campagna e si sveglia tutte le mattine molto presto, ama quei pochi momenti veramente silenziosi della giornata, quei momenti in cui non c'e' nessuno che parla, nessuno che fa niente.
Quella mattina, a dire il vero era tutto piu' tranquillo del solito, visto che suo marito era fuori casa.
Paolo e' un banale fisico (questo e' quel che dice lui di se stesso), che la notte precedente e' dovuto partire, intorno alle 4 per un viaggio di lavoro verso Roma.
Dopo essersi svegliata, Rosa scende le scale del secondo piano in direzione della cucina, ma prima di entrare nella stanza si accorge che la porta di casa e' socchiusa, senza pensarci troppo la chiude e si mette a preparare il the.
La cucina e' il luogo che preferisce della casa, e' il luogo che ha reso veramente, e completamente suo. Lo ha arredato a proprio piacimento con tutto il necessario per fare cio' che ama fare principalmente, cucinare.
Il resto della casa e' stato arredato assieme al marito, ad eccezione della cantina, adibita a taverna in cui il marito va a svagarsi con il proprio cabinato e il biliardo, quando e' in compagnia di amici.
Nel mentre che Rosa mette un po' a posto le varie stanze, intorno alle 9:30 suona il telefono di casa. A chiamare e' il miglior amico di Paolo, nonche' suo collega, chiedendo dove fosse finito suo marito, visto che sul treno non c'era e quello dopo sarebbe arrivato da poco a Roma, lei non sa che rispondere, dice che lui e' uscito di casa come da programma intorno alle 4 del mattino, la donna termina la chiamata pensando a un modo per trovarlo.
Sale le scale per entrare nella propria camera da letto per vedere se suo marito aveva preso tutto prima di uscire, valigia e tracolla erano, come da programma state portate via.
Rosa comincia a valutare di chiamare la polizia, nel mentre ci stava pensando stava guardando fuori dalla finestra, e in lontananza, vede un corpo disteso a terra, al proprio fianco una valigia.
Scende le scale il piu' velocemente possibile, pur rischiando di inciampare, correndo fuori di casa verso la figura distesa a faccia in giu'.
Girandola si rese conto che era suo marito, morto.
Aveva la faccia completamente piena di sangue, sarebbe potuto essere un altro uomo da quel poco che rimaneva dei suoi tratti somatici effettivi, se non fosse stata sua moglie a trovare il corpo, probabilmente non lo avrebbe riconosciuto.
Rosa passo' qualche minuto di fronte al corpo senza piangere, fissando la valigia rossa, prima di decidere di chiamare il 113.
Dopo una decina di minuti arrivarono un paio di volanti e un'ambulanza, un carabiniere in borghese le fece qualche domanda riguardo la scorsa notte.
Nel mentre un altro agente che stava controllando il corpo, si rese conto che aveva quacosa incastrato in gola, era un pezzetto di carta plastificata, della grandezza di un biglietto da visita, con sopra scritto "; - )".
Rosa e' una casalinga, abita in campagna e si sveglia tutte le mattine molto presto, ama quei pochi momenti veramente silenziosi della giornata, quei momenti in cui non c'e' nessuno che parla, nessuno che fa niente.
Quella mattina, a dire il vero era tutto piu' tranquillo del solito, visto che suo marito era fuori casa.
Paolo e' un banale fisico (questo e' quel che dice lui di se stesso), che la notte precedente e' dovuto partire, intorno alle 4 per un viaggio di lavoro verso Roma.
Dopo essersi svegliata, Rosa scende le scale del secondo piano in direzione della cucina, ma prima di entrare nella stanza si accorge che la porta di casa e' socchiusa, senza pensarci troppo la chiude e si mette a preparare il the.
La cucina e' il luogo che preferisce della casa, e' il luogo che ha reso veramente, e completamente suo. Lo ha arredato a proprio piacimento con tutto il necessario per fare cio' che ama fare principalmente, cucinare.
Il resto della casa e' stato arredato assieme al marito, ad eccezione della cantina, adibita a taverna in cui il marito va a svagarsi con il proprio cabinato e il biliardo, quando e' in compagnia di amici.
Nel mentre che Rosa mette un po' a posto le varie stanze, intorno alle 9:30 suona il telefono di casa. A chiamare e' il miglior amico di Paolo, nonche' suo collega, chiedendo dove fosse finito suo marito, visto che sul treno non c'era e quello dopo sarebbe arrivato da poco a Roma, lei non sa che rispondere, dice che lui e' uscito di casa come da programma intorno alle 4 del mattino, la donna termina la chiamata pensando a un modo per trovarlo.
Sale le scale per entrare nella propria camera da letto per vedere se suo marito aveva preso tutto prima di uscire, valigia e tracolla erano, come da programma state portate via.
Rosa comincia a valutare di chiamare la polizia, nel mentre ci stava pensando stava guardando fuori dalla finestra, e in lontananza, vede un corpo disteso a terra, al proprio fianco una valigia.
Scende le scale il piu' velocemente possibile, pur rischiando di inciampare, correndo fuori di casa verso la figura distesa a faccia in giu'.
Girandola si rese conto che era suo marito, morto.
Aveva la faccia completamente piena di sangue, sarebbe potuto essere un altro uomo da quel poco che rimaneva dei suoi tratti somatici effettivi, se non fosse stata sua moglie a trovare il corpo, probabilmente non lo avrebbe riconosciuto.
Rosa passo' qualche minuto di fronte al corpo senza piangere, fissando la valigia rossa, prima di decidere di chiamare il 113.
Dopo una decina di minuti arrivarono un paio di volanti e un'ambulanza, un carabiniere in borghese le fece qualche domanda riguardo la scorsa notte.
Nel mentre un altro agente che stava controllando il corpo, si rese conto che aveva quacosa incastrato in gola, era un pezzetto di carta plastificata, della grandezza di un biglietto da visita, con sopra scritto "; - )".
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