mercoledì 2 dicembre 2015

Capitolo 2 - La sicurezza smarrita

Genova, 18 aprile 1997
Giulio Mantovani e' carabiniere da meno di un anno, nato a Milano e di stanza a Camogli, e' un ventisettenne di buona famiglia, ama ascoltare i Beatles, leggere libri di fantascienza e giocare a calcetto.
Il 18 aprile ha il turno notturno, per la prima volta nella sua breve carriera e' in auto a fare pattugliamento da solo, visto che il suo collega ha dovuto prendere qualche ora di permesso per motivi di salute della madre.
Giulio non e' particolarmente preoccupato di questo, e' entrato nell'ottica del carabiniere, o almeno questo e' quel che a lui piace pensare. Dall'alto dei suoi ventisette anni quella notte il nostro caro agente si sente ufficialmente il signorotto di Corso Italia, come un personaggio di in un film di Fernando Di Leo.
Intorno alle 5 del mattino, durante la visione delle prime luci dell'alba, riceve dal commissariato una chiamata: omicidio in un'appartamento vicino al porto.
Dopo aver inserito l'indirizzo nel gps, Giulio accende le sirene e sfreccia tra le strade deserte di Genova a bordo della sua Alfa.
E' quasi il primo a giungere nel luogo del delitto, la palazzina e' strutturata sul lungo ed e' alta due piani, per entrare negli appartamenti (che a occhio sono 4 o 5) bisogna passare per un cortile interno. Un suo collega e' gia' davanti alla porta dell'abitazione in cui e' avvenuto l'atto, il corpo e' disteso a faccia in giu', con un foro di proiettile sulla nuca, il colpo e' passato da parte a parte e si e' fermato nel muro di fronte alla porta d'entrata.
Quasi sicuramente l'omicida ha anticipato l'uomo sparandogli prima che uscisse dalla porta di casa sua.
Il killer ha lasciato l'uscio del malcapitato aperto prima di scappare e un vicino ha scoperto passando davanti all'appartamento andando al lavoro.
Nel giro di qualche minuto arrivano altre pattuglie e un'ambulanza, secondo i medici venuti sul posto il malcapitato e' morto da poco piu' di un'ora.
Dopo una prima ispezione della casa non e' stato trovato niente di sospetto, l'uomo probabilmente era uno matematico guardando la mole di libri sulla sua libreria.
Giulio non e' rimasto molto colpito dalla situazione, non e' la prima volta che ha visto una persona morta, visto che aveva gia' lavorato su due omicidi e purtroppo lavorando spesso a Genova, di cadaveri se ne vedono abbastanza spesso.
Qualche giorno dopo questo fatto il nostro ventisettenne, mentre stava bevendo un caffe' preso dal distributore automatico nella sua caserma, sente parlare due superiori di quell'omicidio avvenuto di sabato, in cui e' stato trovato un foglietto con scritto "; - )" dentro una tasca della giacca, esattamente come in un altro caso la stessa notte.
La sicurezza che provava l'agente fino ad allora e' svanita nell'istante in cui ha pensato alla cosa piu' probabile: un serial killer.

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